Pittsburgh, 1983. Alex Owens
(Jennifer Beals) è una diciottenne di buona volontà con la passione per il
ballo: di mattina fa la saldatrice (tenedo testa al capo che la tampina), di
sera balla al Mawby’s Bar (popolato
da loschi avventori). Il suo sogno è quello di diventare una ballerina di danza
classica. Riuscirà ad ottenere la tanto sospirata audizione all’accademia? La
supererà?
Patinatissimo film cult sul mondo del ballo, con tutti
quegli stereotipi che oggi, dopo tanti epigoni/cloni, risultano indigesti a
molti spettatori. Flashdance è, a
conti fatti, un accattivante e scorrevole film-compilation con svariate hit pop-rock dei famigerati Eighties (tra cui la canzone –
vincitrice dell’Oscar – Flashdance… What A Feeling di Irene Cara e Giorgio
Moroder; Maniac di Michael Sembello e
Gloria di Umberto Tozzi cantata da
Laura Branigan), ottimamente fotografato (da Donald Peterman) e montato da ben
due film editors. La Beals, nella
celebre sequenza di ballo del provino, ha addirittura due controfigure; essa
inoltre fu voluta da Nanni Moretti in Caro
diario per un simpatico cameo di taglio onirico. Prodotto da Jerry
Bruckheimer (The Rock; Transformers), è uno dei maggiori
successi commerciali – oltre 100 milioni di dollari sul mercato nordamericano –
dell’inglese Adrian Lyne (Allucinazione
perversa; 9 settimane e ½).
CRITICA: **1/2
VISIONE CONSIGLIATA: I