Dal 2007 la tappa per chi ama il buon cinema. Perché il cinema "è una cosa seria". Legenda recensioni - Stelline: 1 = pessimo; 1,5 = mediocre; 2 = guardabile; 2,5 = interessante; 3 = bello; 3,5 = notevole; 4 = ottimo. Visione consigliata: T = per tutti; I = bambini insieme agli adulti; A = solo per adulti.
lunedì 15 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
The Last Days Of Disco
Il titolo è la parafrasi di quello di un film altrettanto – se non di più – famoso, ovvero Gli ultimi giorni di Pompei, girato nel 1908 e rifatto ben 5 volte. La storia è anch’essa quella di un crollo, ma non di una città, bensì di un locale e della musica che in esso risuonava ad alto volume. E degli ideali (o presunti tali) di chi ballava sulle sue note. Stiamo parlando del club newyorkese Studio 54 di Steve Rubell, e della disco music, che ebbe ampio ma effimero successo. Ci troviamo "nei primissimi anni Ottanta", presumibilmente tra il settembre 1980 e la primavera dell’anno seguente, come si evince dagli eventi narrati. Protagonista di quest’affresco è Alice Kinnon (Chloe Sevigny), consulente in una casa editrice dall’indole fin troppo pacifica, sottomessa dall’amica-per-forza e collega Charlotte (Kate Beckinsale), con la quale coabita. Entrambe fresche laureate all’Hampshire College, frequentano il locale insieme a un amico frustrato per dimenticare la grigia quotidianità (come il Tony Manero de La febbre del sabato sera), e per inserirsi nella "New York bene", magari acciuffando qualche giovane yuppie. Di conseguenza, in questa crudele gara sociale, le personalità sono portate a scontrarsi anche più del necessario, in un continuo tripudio d’invidie e incomprensioni. Ma, come tutte le gare, ha un inizio e una fine, che coincide con quella dell’effimero fenomeno musicale e che forse – ma non per tutti – è anche l’inizio di una vita adulta e responsabile. Rubell (qui ribattezzato Bernie) venne arrestato dalla narcotici, e sulle note di Dolce Vita di Ryan Paris un’era, improvvisamente, finì.
Con questo affresco riuscito a metà, il regista e sceneggiatore Whit Stillman (classe 1952) chiude la personale "trilogia sull’alta borghesia urbana" iniziata con Metropolitan (1990) e proseguita con Barcelona (1994). È un peccato che la regia non sia dinamica come la musica che impreziosisce la pellicola: la narrazione parte bene, ma complessivamente si dimostra troppo orizzontale, quasi appiattendosi per essere al livello dei poco amabili personaggi che ritrae. Le uniche figure per le quali si può provare un minimo di simpatia sono quelle che nel finale difenderanno lo spirito della disco pur essendo a bordo della metropolitana, dando il via a dei titoli di coda quasi bollywoodiani. La sceneggiatura pecca di evidente verbosità, e alcuni dialoghi suonano fin troppo didascalici. E l’esile trama pare avere la stessa scarsa consistenza di ciò che descrive. Perché è questo il grande limite di The Last Days Of Disco: descrivere a grandi tratti, invece di raccontare o spiegare ciò che è stato. Lo spettatore del 1998 – anno della sua uscita – e degli anni a venire che non sappia cosa sia stato il movimento americano anti-disco ("Disco Sucks!"), e perché quindi alcuni personaggi si evitino o scontrino per colpa degli abiti che indossano o del mestiere che fanno, qui non troverà risposte. C’è sono spazio solo per una rievocazione nostalgica ma, in fin dei conti, sfocata.
Uscito nelle sale americane nel maggio 1998, tre mesi prima di Studio 54 di Mark Cristopher, fu distribuito in poche copie VHS e DVD nel ’99. Irreperibile quasi per un decennio, solo nel 2009 tornò in vendita grazie alla Criterion, che l’ha restaurato (con l’approvazione del regista) e aggiunto alla propria rinomata Collection, arricchendolo di svariati extra e di una copertina opera dell’artista francese Pierre Le-Tan. Dal 2012 è stato pubblicato anche in Blu-Ray.
PS Lo Studio 54, così chiamato in quanto ex teatro di posa televisivo nella 54esima strada di Manhattan, aprì nel 1977 e chiuse nel 1986. Poi riaprì come teatro, funzione che ha tutt’oggi. Però quando non ci sono rappresentazioni in corso, il secondo piano continua a esser utilizzato come nightclub sotto il nome di Upstairs at Studio 54.
Uscito nelle sale americane nel maggio 1998, tre mesi prima di Studio 54 di Mark Cristopher, fu distribuito in poche copie VHS e DVD nel ’99. Irreperibile quasi per un decennio, solo nel 2009 tornò in vendita grazie alla Criterion, che l’ha restaurato (con l’approvazione del regista) e aggiunto alla propria rinomata Collection, arricchendolo di svariati extra e di una copertina opera dell’artista francese Pierre Le-Tan. Dal 2012 è stato pubblicato anche in Blu-Ray.
PS Lo Studio 54, così chiamato in quanto ex teatro di posa televisivo nella 54esima strada di Manhattan, aprì nel 1977 e chiuse nel 1986. Poi riaprì come teatro, funzione che ha tutt’oggi. Però quando non ci sono rappresentazioni in corso, il secondo piano continua a esser utilizzato come nightclub sotto il nome di Upstairs at Studio 54.
CRITICA: **
VISIONE CONSIGLIATA: I
mercoledì 3 ottobre 2012
venerdì 21 settembre 2012
lunedì 17 settembre 2012
martedì 28 agosto 2012
Film in sala: Agosto 2012
Poche le uscite nel mese di Agosto, che in Italia continua a
essere accuratamente evitato dai distributori, al contrario di quel che avviene
negli States.
Il primo del mese è uscito solamente Damsels in Distress - Ragazze allo sbando, commedia al femminile
con venature satiriche, tutte rivolte alla società americana.
Il 3 Agosto è stato il turno di: Diario di una schiappa: Vita da cani, terzo capitolo sulle
disavventure – stavolta estive e non scolastiche – del giovanissimo Greg
Heffley; Una famiglia all'improvviso,
drammatico in cui un ragazzo scopre, alla morte del padre, di avere una sorella
alcolizzata e indebitata con figlio a carico; La congiura della pietra nera, classico cappa e spada orientale
diretto a quattro mani (uno dei registi è John Woo); Dream House, thriller orrorifico con l’accoppiata Craig-Weisz e
diretto da Jim Sheridan.
Il 10 è il giorno di Nudi
e felici, spensierata commedia con Rudd e la Aniston, coppia che dalla
grigia vita metropolitana passa senza volerlo a quella hippy.
Il 17 esce uno dei tre pezzi da novanta del mese: I mercenari 2, stavolta diretto da Simon
West (Con Air) e non più da Stallone,
con un cast – se possibile – ancor più folto. Ad affiancarlo, la commedia
giovanilistica romantica LOL – Pazza del
mio migliore amico, con Miley Cyrus e Demi Moore.
Il secondo film che punta a grossi incassi è il terzo
capitolo della nota saga animalesca animata della Dreamworks, ovvero Madascar 3
– Ricercati in Europa, che arriva il 22.
Due giorni dopo tocca al thriller italiano Tutti i rumori del mare, su un oscuro
corriere che trasporta oggetti e persone, bloccato quando si trova alle prese
con la donna sbagliata da ‘consegnare’. Il 27 esce un’altra pellicola nostrana,
La patente, che vede due trentenni
spiantati improvvisamente posti a gestire una scuola guida, e ciò li metterà a
contatto con un’umanità alquanto assortita…
Il 29 si chiude una delle saghe di maggior successo – sia di
pubblico che di critica – degli ultimi anni, con Il cavaliere oscuro – Il ritorno, sempre diretto da Nolan. Otto
anni dopo gli eventi del secondo capitolo, Batman (Christian Bale) dovrà
vedersela col forzuto Bane (Tom Hardy), nemico che sulla scia del Joker getterà
nel caos Gotham e ridurrà il nostro eroe allo stremo delle forze.
Titolo che condivide la stessa data di release è l’albanese La faida,
che dopo l’anteprima al barese Bif&st
2012 di Marzo, è ora fruibile su scala nazionale.
Iscriviti a:
Post (Atom)

