Dal 2007 la tappa per chi ama il buon cinema. Perché il cinema "è una cosa seria". Legenda recensioni - Stelline: 1 = pessimo; 1,5 = mediocre; 2 = guardabile; 2,5 = interessante; 3 = bello; 3,5 = notevole; 4 = ottimo. Visione consigliata: T = per tutti; I = bambini insieme agli adulti; A = solo per adulti.
martedì 20 gennaio 2015
martedì 13 gennaio 2015
lunedì 12 gennaio 2015
Golden Globes 2015: l'ultima serata di Tina & Amy (e tutti premi)
La stampa estera a Hollywood ha votato: la 72esima edizione dei Golden Globes s'è conclusa stanotte. I giornalisti iscritti alla Hollywood Foreign Press Association hanno premiato soprattutto film indipendenti, caratterizzati da una forte autorialità, come Boyhood, Birdman e Grand Budapest Hotel.
Anche George Clooney - salito sul palco per ricevere il premio DeMille per l'impegno umanitario - non ha mancato di omaggiare quanti "hanno marciato a sostegno dell'idea che non cammineremo nella paura". Dedicando un dolce pensiero anche alla fresca mogliettina, sposata a Venezia lo scorso settembre: "Amal, qualunque alchimia ci abbia fatto incontrare, non potrei essere più orgoglioso di essere tuo marito".
Miglior film drammatico
Boyhood
Foxcatcher
The Imitation Game
Selma
La teoria del tutto
Miglior film commedia o musicale
Birdman
Grand Budapest Hotel
Into the Woods
Pride
St. Vincent
Miglior regista
Wes Anderson - Grand Budapest Hotel
Ava DuVernay - Selma
David Fincher - L'amore bugiardo
Alejandro Gonzales Inarritu - Birdman
Richard Linklater - Boyhood
Miglior attore in un film drammatico:
Steve Carrell - Foxcatcher
Benedict Cumberbatch - The Imitation Game
Jake Gyllenhaal - Lo sciacallo
David Oyelowo - Selma
Eddie Redmayne - La teoria del tutto
Miglior attrice in un film drammatico:
Jennifer Aniston - Cake
Felicity Jones - La teoria del tutto
Julianne Moore - Still Alice
Rosamund Pike - L'amore bugiardo
Reese Whitherspoon - Wild
Miglior attrice in un film commedia o musicale:
Amy Adams - Big Eyes
Emily Blunt - Into the Woods
Helen Mirren - Amore, cucina e curry
Julianne Moore - Maps to the Stars
Quvenzhané Wallis - Annie
Miglior canzone originale:
"Big Eyes" - Big Eyes
"Glory" - Selma
"Mercy Is" - Noah
"Opportunity" - Annie
"Yellow Flicker Beat" - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1
Miglior attore in un film commedia o musicale:
Ralph Fiennes - Grand Budapest Hotel
Michael Keaton - Birdman
Bill Murray - St. Vincent
Joaquin Phoenix - Vizio di forma
Christoph Waltz - Big Eyes
Miglior attrice non protagonista:
Patricia Arquette - Boyhood
Jessica Chastain - A Most Violent Year
Keira Knightley - The Imitation Game
Emma Stone - Birdman
Meryl Streep - Into the Woods
Miglior attore non protagonista:
Robert Duvall - The Judge
Ethan Hawke - Boyhood Edward Norton - Birdman
Mark Ruffalo - Foxcatcher
J.K. Simmons - Whiplash
Miglior film in lingua non inglese:
Force Majeure
Viviane
Ida
Leviathan
Tangerines / Mandariinid
Miglior sceneggiatura:
The Grand Budapest Hotel
Gone Girl
Birdman
Boyhood
The Imitation Game
Miglior colonna sonora originale:
Birdman
The Imitation Game
L'amore bugiardo
Interstellar
La teoria del tutto
Miglior film d'animazione:
Big Hero 6
Il libro della vita
Boxtrolls
Dragon Trainer 2
The Lego Movie
Più di un pensiero è stato rivolto alla manifestazione parigina di qualche ora prima, indetta per allontanare la paura del terrorismo e difendere la libertà di parola. Tante le star che hanno sfilato sfoggiando il cartello Je suis Charlie.
L'edizione di quest'anno è stata condotta - per la terza e ultima volta - da Tina Fey e Amy Poehler. Che in apertura della serata si son divertite a sbeffeggiare la Corea del Nord (il caso The Interview è ancora caldo): "Meryl, lo sappiamo che ami la Corea, fallo per tutti noi" hanno detto alla Streep che veniva fotografata da Keaton insieme alla comica Margaret Cho. Mentre Cumberbatch si scomponeva per attuare un photobombing...
Altre frecciate sono state dirette - tra gli altri - a Bill Cosby, tornato in auge per l' accusa di aver violentato svariate donne mettendo sonnifero nei drink: "E la bella addormentata pensava di avere preso solo un caffè con Bill Cosby".
A proposito di premi, finalmente Kevin Spacey è riuscito a portarne a casa uno (miglior attore per House of Cards): dopo otto nomination a vuoto (I soliti sospetti, American Beauty, Ombre dal profondo, Beyond the Sea, Recount, Casino Jack e la prima stagione di House of cards) ha proclamato: "Questo è solo l'inizio della mia vendetta".
Ecco quindi tutti i Golden Globes riguardanti il cinema (c'erano - come sempre - anche quelli per la tv):
Ecco quindi tutti i Golden Globes riguardanti il cinema (c'erano - come sempre - anche quelli per la tv):
Miglior film drammatico
Boyhood
Foxcatcher
The Imitation Game
Selma
La teoria del tutto
Miglior film commedia o musicale
Birdman
Grand Budapest Hotel
Into the Woods
Pride
St. Vincent
Miglior regista
Wes Anderson - Grand Budapest Hotel
Ava DuVernay - Selma
David Fincher - L'amore bugiardo
Alejandro Gonzales Inarritu - Birdman
Richard Linklater - Boyhood
Miglior attore in un film drammatico:
Steve Carrell - Foxcatcher
Benedict Cumberbatch - The Imitation Game
Jake Gyllenhaal - Lo sciacallo
David Oyelowo - Selma
Eddie Redmayne - La teoria del tutto
Miglior attrice in un film drammatico:
Jennifer Aniston - Cake
Felicity Jones - La teoria del tutto
Julianne Moore - Still Alice
Rosamund Pike - L'amore bugiardo
Reese Whitherspoon - Wild
Miglior attrice in un film commedia o musicale:
Amy Adams - Big Eyes
Emily Blunt - Into the Woods
Helen Mirren - Amore, cucina e curry
Julianne Moore - Maps to the Stars
Quvenzhané Wallis - Annie
Miglior canzone originale:
"Big Eyes" - Big Eyes
"Glory" - Selma
"Mercy Is" - Noah
"Opportunity" - Annie
"Yellow Flicker Beat" - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1
Miglior attore in un film commedia o musicale:
Ralph Fiennes - Grand Budapest Hotel
Michael Keaton - Birdman
Bill Murray - St. Vincent
Joaquin Phoenix - Vizio di forma
Christoph Waltz - Big Eyes
Miglior attrice non protagonista:
Patricia Arquette - Boyhood
Jessica Chastain - A Most Violent Year
Keira Knightley - The Imitation Game
Emma Stone - Birdman
Meryl Streep - Into the Woods
Miglior attore non protagonista:
Robert Duvall - The Judge
Ethan Hawke - Boyhood Edward Norton - Birdman
Mark Ruffalo - Foxcatcher
J.K. Simmons - Whiplash
Miglior film in lingua non inglese:
Force Majeure
Viviane
Ida
Leviathan
Tangerines / Mandariinid
Miglior sceneggiatura:
The Grand Budapest Hotel
Gone Girl
Birdman
Boyhood
The Imitation Game
Miglior colonna sonora originale:
Birdman
The Imitation Game
L'amore bugiardo
Interstellar
La teoria del tutto
Miglior film d'animazione:
Big Hero 6
Il libro della vita
Boxtrolls
Dragon Trainer 2
The Lego Movie
mercoledì 7 gennaio 2015
venerdì 21 novembre 2014
Bifest 2015: Bari sarà la “Metropolis” del cinema
Più puntuale della primavera meteorologica, tra marzo e aprile a Bari torna il Bif&st, il grande evento dedicato al cinema del presente e del passato. Nato quasi come un esperimento, nel giro di pochi anni ha assunto un’importanza tutt’altro che trascurabile nel panorama italiano. A caratterizzarlo è la sua doppiezza, il suo dividersi tra una retrospettiva rivolta a un grande che non c’è più e uno sguardo sull’attuale produzione nazionale e internazionale. Favorito da biglietti a basso costo – talvolta gratuiti – e accattivanti “lezioni di cinema”.
L’anno prossimo i riflettori saranno puntati su Fritz Lang, l’indimenticato maestro dell’espressionismo tedesco. M – Il mostro di Dusseldorf e Metropolis sono due suoi capolavori che tutti conoscono anche solo per sentito dire. Quest’ultima è la sua visionaria pellicola che di più ha influenzato i cineasti che gli sono succeduti.
Ambientata in una città futuristica, teorizzava la nascita di un patto sociale tra classe operaia e classe dirigente grazie alla mediazione di una donna androide. A spiccare di Metropolis era la sproporzione tra forma e contenuto, tra una magnificenza visiva rimasta ineguagliata per decenni e l’innegabile ingenuità della sceneggiatura. La trafficatissima megalopoli ispirata alla Babilonia che fu è stata ripresa da tantissimi film, da Blade Runner di Ridley Scott in primis, il “Metropolis” degli anni Ottanta, caposaldo della fantascienza.
Del film di Lang ci si aspetta nel capoluogo pugliese un’accorsata proiezione pubblica, dopo che è stato finalmente ricostruito integralmente – oltre che restaurato – grazie all’integrazione di scene mancanti ritrovate su malconce pellicole in Argentina qualche anno fa. Un tesoro restituito all’umanità.
A conti fatti, la scelta di portare Lang a Bari è – tutto sommato – insolita. Perché costituisce un voler alzare le aspettative e – si spera – anche la qualità dell’offerta. Cosa che comunque sta già avvenendo. Non a caso nella scorsa edizione sul red carpet si sono avvicendati Sergio Castellitto, Francesca Comencini, Ugo Gregoretti, Michael Radford e Marco Bellocchio – tanto per elencarne alcuni. L’anno prima, tra gli altri grandi, era giunto Dante Ferretti, mentre nel 2012 persino Max Von Sidow e Abbas Kiarostami. Mentre le ultime retrospettive sono state dedicate a Carmelo Bene e a Gian Maria Volonté. Nel 2015, per la prima volta, lo sguardo sarà orientato al di là dei confini nazionali.
Una trovata apparentemente scontata, un’evoluzione naturale del programma, eppure non così tanto. Nel Belpaese i film tricolore – commedie spesso di bassa qualità – hanno un pubblico affezionato, per cui puntare su Lang è tuttora una scommessa. Alla quale almeno i cinefili parteciperanno volentieri. E in tutto il Sud Italia non son pochi.
Ambientata in una città futuristica, teorizzava la nascita di un patto sociale tra classe operaia e classe dirigente grazie alla mediazione di una donna androide. A spiccare di Metropolis era la sproporzione tra forma e contenuto, tra una magnificenza visiva rimasta ineguagliata per decenni e l’innegabile ingenuità della sceneggiatura. La trafficatissima megalopoli ispirata alla Babilonia che fu è stata ripresa da tantissimi film, da Blade Runner di Ridley Scott in primis, il “Metropolis” degli anni Ottanta, caposaldo della fantascienza.
Del film di Lang ci si aspetta nel capoluogo pugliese un’accorsata proiezione pubblica, dopo che è stato finalmente ricostruito integralmente – oltre che restaurato – grazie all’integrazione di scene mancanti ritrovate su malconce pellicole in Argentina qualche anno fa. Un tesoro restituito all’umanità.
A conti fatti, la scelta di portare Lang a Bari è – tutto sommato – insolita. Perché costituisce un voler alzare le aspettative e – si spera – anche la qualità dell’offerta. Cosa che comunque sta già avvenendo. Non a caso nella scorsa edizione sul red carpet si sono avvicendati Sergio Castellitto, Francesca Comencini, Ugo Gregoretti, Michael Radford e Marco Bellocchio – tanto per elencarne alcuni. L’anno prima, tra gli altri grandi, era giunto Dante Ferretti, mentre nel 2012 persino Max Von Sidow e Abbas Kiarostami. Mentre le ultime retrospettive sono state dedicate a Carmelo Bene e a Gian Maria Volonté. Nel 2015, per la prima volta, lo sguardo sarà orientato al di là dei confini nazionali.
Una trovata apparentemente scontata, un’evoluzione naturale del programma, eppure non così tanto. Nel Belpaese i film tricolore – commedie spesso di bassa qualità – hanno un pubblico affezionato, per cui puntare su Lang è tuttora una scommessa. Alla quale almeno i cinefili parteciperanno volentieri. E in tutto il Sud Italia non son pochi.
giovedì 20 novembre 2014
Incassi "fantascientifici" ai botteghini: garantiti dalla crisi
Altre vite sono possibili. Per ora solo sul grande schermo. In un mondo globalmente afflitto dalla crisi economica, non stupisce che i film di fantascienza siano in cima alle classiche. Altrimenti perché spendere soldi e tempo per un prodotto che per un paio d’ore buone ci catapulterebbe su altri pianeti, in altre dimensioni, magari non migliori della nostra? Anche l’attenzione rivolta alla (vera) Missione Rosetta la dice lunga. Certo, non va nemmeno dimenticato che tra i primi film della storia del cinema c’è Viaggio nella luna di Mélies, datato 1902.
L’ultimo titolo del genere – geneticamente connaturato al medium cinema – è Interstellar, subito balzato in cima alle classifiche. L’ultima fatica di Cristopher Nolan – che vanta la consulenza del fisico Kip Thorne – è un kolossal di grande suggestione, seppur inficiato più dai buchi neri della sceneggiatura che della trama. Un film che – peraltro – soggetto alla mano, non si direbbe pensato per soddisfare i gusti del grande pubblico. Eppure è riuscito a conquistarlo, suscitando perfino accesi dibattiti nella rete. Tanto che un altro fisico, il celebre Neil DeGrasse Tyson, s’è dovuto scomodare per dare la propria lettura del finale.
Una sorte che, seppur in tono minore, è toccata a un altro successo di qualche mese addietro, Edge Of Tomorrow di Doug Liman. Tratta dalla light novel giapponese All You Need Is Kill, ha emozionato il pubblico grazie alle ottime interpretazioni di Tom Cruise ed Emily Blunt, soldati dell’esercito della Terra in lotta contro i Mimic, tentacolari invasori alieni che hanno la capacità di controllare lo scorrere del tempo, così da conoscere in anticipo le mosse degli avversari.
Maggior impatto visivo hanno avuto i giganteschi mostri del nuovo Godzilla di Gareth Edwards e del Pacific Rim firmato Guillermo del Toro, in cui i kaiju nipponici sono riemersi dal mare per calpestare sotto le proprie enormi zampe le nostre metropoli, ritrovando i fasti che furono. Intanto, i dinosauri di Jurassic World scalpitano dietro le porte del parco che “aprirà” nel 2015.
Lo scenario sembrerebbe già ricco così, se non saturo. Ma questa è solo una parte del quadro. Basta pensare a tutte le pellicole derivate dai fumetti di successo, i cosiddetti cinecomics. La Marvel, per non deludere le aspettative di fan e spettatori ‘vergini’, ha avuto la buona idea di fondare una propria casa di produzione, i Marvel Studios, che sfornano più film all’anno, in varie fasi. La cosiddetta “fase 3” è già stata appena presentata. Il loro ultimo successo è Guardiani della galassia, in cui un’Armata Brancaleone dello spazio è alle prese con una missione apparentemente proibitiva.
Tra i personaggi che hanno conquistato il pubblico, un albero e un procione antropomorfi. Qualche anno fa, con gli actioner e i cinepanettoni a farla da padroni, nessuno se lo sarebbe aspettato. Ma oggi sembra che in Occidente si abbia voglia di sognare come in India, ove i filmoni bollywoodiani fungono da panacea contro le brutture della quotidianità. Non è un caso se lì il Pil abbia segno positivo e numero a doppia cifra. Un tempo era così da noi. Ora tocca a loro.
domenica 23 febbraio 2014
All Is Lost - Tutto è perduto
[Attenzione spoiler]
Un attempato navigante senza nome (Robert Redford) si risveglia disperso nell'Oceano Indiano "a 1.700 miglia marine dallo stretto di Sumatra". La sua barca a vela ha lo scafo rotto dall'impatto con un container alla deriva: l'acqua l'ha allagata, tutti gli strumenti digitali sono inutilizzabili. Per ritrovare la rotta servirà infinita tenacia, resistendo alle continue avversità.
Potrebbe All Is Lost essere la risposta indie e intimista a Vita di Pi e a Gravity? Dopo il buon esordio col thriller finanziario Margin Call, sulla notte che diede il via alla persistente crisi economica, l'americano J.C. Chandor continua il proprio percorso di regista indipendente con un film ancora una volta da lui scritto e diretto, presentato fuori concorso a Cannes 2013. Se nel primo si affidava a un folto cast di star, qui compie un'operazione diametralmente opposta: tutto è sulle spalle di un ottimo Redford, talmente misurato da risultare forse fin troppo sotto le righe. E' ottima la trovata di non fornire alcun dettaglio sul passato del protagonista: una scelta di scrittura che permette alla storia di diventare una metafora sulla condizione dell'uomo sulla Terra. Cosa che diviene evidente soprattutto nella seconda metà film, meno prosaica e più immaginifica. Non a caso cambia il taglio visivo: da inquadrature che non vanno al di là della figura intera, si passa a totali e a panoramiche che mettono in risalto la solitudine del protagonista.
Inizialmente il trovarsi disperso nell'oceano è pari al dantesco mi ritrovai per una selva oscura/ché la diritta via era smarrita. L'uomo è su una barca (cioè si affida ai beni materiali), e provare a ricorrervi a ogni costo (riparare lo scafo) è inutile a lungo termine (la barca affonda). Con i beni materiali non si supera tutto, e nel mondo non averli è come sentirsi nudi. Per ritrovare la retta via il disperso ricorre a un semplice sestante, si basa quindi sulle stelle (il divino, l'immateriale, il trascendente) e a una bussola. Pur a bordo di un gommone, quasi una seconda pelle, supera un'altra tempesta, potenzialmente letale. I viveri sono finiti, si prova a pescare con la lenza a mano, ma proprio quando si crede di aver ottenuto qualcosa, lo si perde, rendendosi conto che si è circondati di squali (metafora chiarissima). L'apparizione di navi nel corso della navigazione, potenzialmente salvifica, non porta a nulla: appellarsi ai simili è pari a un grido che si perde nel vuoto, se gli altri fanno/hanno orecchie da mercante (sono navi cargo quelle che passano). I fumogeni non servono. E' da sé stessi che si deve (ri)partire. Allora si brucia tutto quel poco che resta per farsi notare, un ultimo disperato tentativo di rivendicare che si è vivi, che si ha diritto all'esistenza e alla sussistenza. Le speranze sono perdute, si è in acqua. Proprio quando ci si sta lasciando andare, arriva una luce, una mano. Forse si è già nell'aldilà, forse no: ma si è salvi. In ogni caso ci si era persi, ci si è ritrovati. Per cui, il messaggio lasciato alla deriva in una bottiglia
Mi dispiace. So che adesso questo significa ben poco, ma mi dispiace. Ci ho provato. Sarete tutti d'accordo che ci ho provato. A essere vero, a essere forte, a essere gentile, ad amare, a essere giusto. Ma non lo sono stato. Tutto è perduto.
non è del tutto veritiero. Corrisponde a una fase critica della vita umana, dalla quale si può uscire solo a patto che lo si desideri davvero, con tutte le forze.
PS Eccetto alcune riprese fatte ai Baja Studios di Rosarito Beach (quelli di Titanic), il film è stato girato dal vero, con ritocchi digitali solo per onde e sfondi. La fotografia 'ordinaria' è di Frank G. DeMarco, di Peter Zuccarini quella subacquea: tutti i pesci sono veri.
CRITICA: **1/2
VISIONE CONSIGLIATA: T
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