domenica 23 febbraio 2014

All Is Lost - Tutto è perduto


[Attenzione spoiler]

Un attempato navigante senza nome (Robert Redford) si risveglia disperso nell'Oceano Indiano "a 1.700 miglia marine dallo stretto di Sumatra". La sua barca a vela ha lo scafo rotto dall'impatto con un container alla deriva: l'acqua l'ha allagata, tutti gli strumenti digitali sono inutilizzabili. Per ritrovare la rotta servirà infinita tenacia, resistendo alle continue avversità.

Potrebbe All Is Lost essere la risposta indie e intimista a Vita di Pi e a Gravity? Dopo il buon esordio col thriller finanziario Margin Call, sulla notte che diede il via alla persistente crisi economica, l'americano J.C. Chandor continua il proprio percorso di regista indipendente con un film ancora una volta da lui scritto e diretto, presentato fuori concorso a Cannes 2013. Se nel primo si affidava a un folto cast di star, qui compie un'operazione diametralmente opposta: tutto è sulle spalle di un ottimo Redford, talmente misurato da risultare forse fin troppo sotto le righe. E' ottima la trovata di non fornire alcun dettaglio sul passato del protagonista: una scelta di scrittura che permette alla storia di diventare una metafora sulla condizione dell'uomo sulla Terra. Cosa che diviene evidente soprattutto nella seconda metà film, meno prosaica e più immaginifica. Non a caso cambia il taglio visivo: da inquadrature che non vanno al di là della figura intera, si passa a totali e a panoramiche che mettono in risalto la solitudine del protagonista. 
Inizialmente il trovarsi disperso nell'oceano è pari al dantesco mi ritrovai per una selva oscura/ché la diritta via era smarrita. L'uomo è su una barca (cioè si affida ai beni materiali), e provare a ricorrervi a ogni costo (riparare lo scafo) è inutile a lungo termine (la barca affonda). Con i beni materiali non si supera tutto, e nel mondo non averli è come sentirsi nudi. Per ritrovare la retta via il disperso ricorre a un semplice sestante, si basa quindi sulle stelle (il divino, l'immateriale, il trascendente) e a una bussola. Pur a bordo di un gommone, quasi una seconda pelle, supera un'altra tempesta, potenzialmente letale. I viveri sono finiti, si prova a pescare con la lenza a mano, ma proprio quando si crede di aver ottenuto qualcosa, lo si perde, rendendosi conto che si è circondati di squali (metafora chiarissima). L'apparizione di navi nel corso della navigazione, potenzialmente salvifica, non porta a nulla: appellarsi ai simili è pari a un grido che si perde nel vuoto, se gli altri fanno/hanno orecchie da mercante (sono navi cargo quelle che passano). I fumogeni non servono. E' da sé stessi che si deve (ri)partire. Allora si brucia tutto quel poco che resta per farsi notare, un ultimo disperato tentativo di rivendicare che si è vivi, che si ha diritto all'esistenza e alla sussistenza. Le speranze sono perdute, si è in acqua. Proprio quando ci si sta lasciando andare, arriva una luce, una mano. Forse si è già nell'aldilà, forse no: ma si è salvi. In ogni caso ci si era persi, ci si è ritrovati. Per cui, il messaggio lasciato alla deriva in una bottiglia 

Mi dispiace. So che adesso questo significa ben poco, ma mi dispiace. Ci ho provato. Sarete tutti d'accordo che ci ho provato. A essere vero, a essere forte, a essere gentile, ad amare, a essere giusto. Ma non lo sono stato. Tutto è perduto. 

non è del tutto veritiero. Corrisponde a una fase critica della vita umana, dalla quale si può uscire solo a patto che lo si desideri davvero, con tutte le forze.
PS Eccetto alcune riprese fatte ai Baja Studios di Rosarito Beach (quelli di Titanic), il film è stato girato dal vero, con ritocchi digitali solo per onde e sfondi. La fotografia 'ordinaria' è di Frank G. DeMarco, di Peter Zuccarini quella subacquea: tutti i pesci sono veri.

CRITICA: **1/2

VISIONE CONSIGLIATA: T

domenica 19 gennaio 2014

Il 2014 al cinema: tutti i film più attesi

Cinematograficamente parlando, il 2013 è stato un anno davvero ricco. Il 2015 lo sarà ancor di più, poiché torneranno sugli schermi titoli di saghe che hanno fatto la storia del cinema («Star Wars», tanto per dirne una).

Eppure il 2014 non sarà un semplice anno 'di transizione', anzi.
Già su internet circolano svariati montaggi che in maniera accattivante condensano le immagini dei grandi film-evento che vedremo sui grandi schermi.



Vediamo mese per mese quali sono le pellicole più attese ed importanti:

«Il Capitale Umano» (9 gennaio) di Paolo Virzì, insolitamente alle prese con un thriller ambientato in Brianza, ispirato all’omonimo romanzo dell’americano Stephen Amidon. Con Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio e Valeria Bruni Tedeschi.

«Il grande match» (9 gennaio) di Peter Segal. LaMotta e Balboa in un solo film e sullo stesso ring: DeNiro e Stallone si prendono in giro con leggerezza in una commedia a metà strada tra parodia e operazione nostalgia. I quarti di bue appesi nelle celle frigorifere del macellaio non si prendono più a pugni…

«Io, Frankenstein» (23 gennaio) di Stuart Beattie. Lo sceneggiatore di «Collateral» di Michael Mann qui adatta l’omonima graphic novel di Kevin Grevioux. Aaron Eckart è il ‘rattoppato’ protagonista;

«The Wolf of Wall Street» (23 gennaio) di Martin Scorsese. Continua il sodalizio con Leonardo DiCaprio, qui nei panni di Jordan Belfort, il broker/truffatore di maggior successo della Wall Street tra anni Ottanta e Novanta. Nel cast Matthew McConaughey, Jon Bernthal e Jonah Hill;

«Dallas Buyers Club» (30 gennaio) di Jean Marc Vallée, con un magrissimo Matthew McConaughey nella mimetica interpretazione di uno dei primi malati di Aids, che iniziò a smerciare sottobanco farmaci provenienti dal Messico;

«The Counselor – Il procuratore» (30 gennaio) diretto e prodotto da Ridley Scott, tratto dal romanzo di Cormack McCarthy. Michael Fassbender è un avvocato alle prese col traffico di droga, affiancato da Brad Pitt, Cameron Diaz, Penélope Cruz e Javier Bardem (per l’ennesima volta con un’acconciatura assurda).

«All Is Lost» (6 febbraio) di J.C.Chandor. Il regista dell’apprezzato thriller ‘finanziario’ <Margin Call”, alla sua seconda prova carica tutto il film – senza dialoghi – sulle spalle di Robert Redford, unico attore in balia del mare in tempesta. Presentato fuori concorso a Cannes 2013;

«Lego - Il film» (7 febbraio) di Chris Miller e Phil Lord, girato in stop motion con veri pupazzetti e mattoncini, col digitale a fare da supporto. Tantissimi i personaggi famosi coinvolti, da Batman a Wonder Woman;

«Monuments Men» (7 febbraio) di George Clooney, stavolta alle prese con una storia ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, per molti versi affine a quella di <Ardenne ’44, un inferno” di Sidney Pollack. Grande cast;

«Robocop» (7 febbraio) di José Padilha, riproposizione aggiornata dell’eroe dell’omonimo film (1987) di Paul Verhoeven. Con Michael Keaton e Samuel L. Jackson;

«A proposito di Davis» (20 febbraio) dei fratelli Coen, l’affresco della New York multiculturale degli anni Sessanta presentato a Cannes 2013. Con Oscar Isaac, Carey Mulligan e Justin Timberlake;

«12 anni schiavo» (20 febbraio) del premiato Steve McQueen («Hunger», «Shame»), che con questo film ha già trionfato al Festival di Toronto (e non solo). Spunto è la vera storia di Solomon Northup, nato libero e successivamente ridotto in schiavitù negli Stati Uniti di metà Ottocento. Protagonista Chiwetel Ejiofor («2012»), affiancato da Brad Pitt, Michael Fassbender e Benedict Cumberbatch;

«Pompeii» (20 febbraio) di Paul W.S. Anderson. Il regista di “Resident Evil” e “Alien Vs Predator” gira un violento peplum alle pendici del Vesuvio dagli impressionanti effetti speciali. Protagonisti Kit Harington (dalla serie tv “Trono di spade”) ed Emily Browning;

«Un giorno come tanti» (6 marzo) di Jason Reitman, talentuoso figlio del regista di “Ghostbuster», Ivan Reitman. Il film è la trasposizione dell’omonimo romanzo di Joyce Maynard, in cui una madre e un figlio (Kate Winslet e Tobey Maguire) scoprono che l’uomo ferito al quale hanno dato soccorso (Josh Brolin) è in realtà un evaso;

«300 - L’alba di un impero» (7 marzo) di Noam Murro, sidequel di 300, ovvero una narrazione di ciò avvenne parallelamente a quanto narrato nel film di Snyder. L’attenzione si sposta su Temistocle e le battaglie navali;

«Need for Speed» (14 marzo) di Scott Waugh. È l’adattamento di «Need For Speed: The Run» (2011), della leggendaria serie di videogiochi automobilistici della Electronic Arts, il cui primo capitolo risale al 1994. Aaron Paul deve attraversare - con delle corse clandestine in pieno giorno - gli Stati Uniti dalla West alla East Coast, per saldare un conto con la mala.

«Veronica Mars» (14 marzo) di Rob Thomas, film reso possible grazie al «crowdfunding», ovvero in tal caso voluto e finanziato dai fan. Kristen Bell non manca all’appello;

«The Grand Budapest Hotel» (20 marzo) di Wes Anderson. A metà strada tra noir e commedia, ambientato nell’albergo del titolo, negli anni '20. Folto il cast, con attori come Ralph Fiennes, Adrien Brody, Jude Law e l'immancabile Bill Murray;

«Muppets Most Wanted» (21 marzo). Dopo Jason Segel, James Bobin dirige un cast di nuovo tanto folto quanto variegato (tra i tanti: Tina Fey, Cristoph Waltz, Tom Hiddleston, Danny Trejo e Ricky Gervais). La rana Kermit dovrà sventare un complotto globale in cui è coinvolto un suo sosia;

«Noah» (28 marzo) di Darren Aronofsky («The Wrestler», «Il cigno nero»): il primo kolossal biblico del 2014.

«Captain America - The Winter Soldier» (4 aprile). Il vendicatore della democrazia e della libertà, risvegliatosi nel presente dopo 70 anni di ibernazione, dopo i nazisti combatte un misterioso nemico dal braccio bionico;

«Sabotage» (11 aprile) di David Ayer: il primo dei due suoi film in uscita nel 2014; questo ha tra i protagonisti Arnold Schwarzenegger;

«Transcendence» (18 aprile) di Wally Pfister, storico direttore della fotografia di Christopher Nolan. Con Johnny Depp, una volta tanto non diretto da Tim Burton;

«The Amazing Spider-Man 2» (2 maggio). Pur non avendo convinto fan e critica, il primo capitolo del prematuro riavvio della saga ragnesca ha convinto al botteghino. L’eroe stavolta dovrà proteggere New York da Electro (Jamie Foxx), Rhino (Paul Giamatti) e il Green Goblin (Dane DeHaan);

«Godzilla» (16 maggio) di Gareth Edwards. Dopo il flop della trasposizione di Roland Emmerich (1998), il giovane regista di «Monsters» è stato chiamato a rinarrare con piglio ultra-realistico il risveglio del colossale rettile distruttore di metropoli. Bel cast;

«X-Men - Giorni di un Futuro Passato» (23 maggio). Dopo l’incolore X-Men 3 di Brett Ratner, torna alla regia il padre del franchise Bryan Singer;

«A Million Ways to Die in the West» (30 maggio). Seth MacFarlane, creatore dei Griffin e già regista di Ted (2012) si dà a una commedia western da lui stesso diretta e (stavolta pure) interpretata;

«Maps to the Stars» (? maggio) di David Cronenberg. Dopo i non convincenti «A Dangerous Method» e «Cosmopolis», il maestro canadese si misura con un dramma satirico sul mondo di Hollywood, scritto dall’‘esperto in materia’ Bruce Wagner. Torna l’ex vampiro Robert Pattinson, affiancato da Julianne Moore, John Cusack e Mia Wasikowska;

«Edge of Tomorrow» (6 giugno) di Doug Liman. Il regista di The Bourne Identity adatta il manga fanstascientifico “All You Need is Kill”. Con Tom Cruise ed Emily Blunt;

«Dragon Trainer 2» (13 giugno), secondo capitolo del sorprendente cartone fantamedievale che nel 2011 venne candidato all’oscar;

«Jersey Boys» (20 giugno). Il ritorno di Clint Eastwood, che si cimenta persino con l’adattamento dell’omonimo musical;

«Transformers - Age of Extinction» (27 giugno) di Michael Bay. Quarto capitolo della saga sui robottoni mutaforma della Hasbro, in cui cambia il cast (arriva Mark Whalberg) e l’aspetto dei veicoli. E subentrano i Dinobots;

«Il Pianeta delle Scimmie - Revolution» (11 luglio) di Matt Reeves, regista di Cloverfield. Titolo italiano discutibile per il seguito dell’«Alba del pianeta delle scimmie», successo di critica e pubblico del 2011;

«Jupiter Ascending» (18 luglio). I fratelli Wachowski – creatori di Matrix – dopo “Cloud Atlas” tornano alla fantascienza. Con Channing Tatum;

«Guardians of the Galaxy» (1 agosto) di James Gunn. Il regista di «Tromeo & Juliet» e di «Slither» dirige il secondo grande film ‘corale’ dei Marvel Studios dopo «Avengers»;

«Le Tartarughe Ninja» (8 agosto). Il film che riavvia la saga delle Tartarughe Ninja, ora tutte digitali e «performance capture». Megan Fox è la rossa giornalista April O’Neil. Prodotto da Michael «Transformers» Bay;

«I Mercenari 3» (15 agosto) di Sylvester Stallone. Terza rimpatriata di icone del cinema action d’antan;

«Sin City: A Dame to Kill For» (22 agosto) di Robert Rodriguez, che gira il secondo adattamento del fumetto di Frank Miller a dieci anni di distanza;

«Gone Girl» (3 ottobre) di David Fincher, adattamento del romanzo omonimo (2012) di Gillian Flynn;

«Interstellar» (7 novembre) di Christopher Nolan. Misterioso film fantascienza su un viaggio nel cosmo;

«Scemo & + Scemo 2» (14 novembre). A distanza di vent’anno i fratelli Farrelly danno un sequel al loro classico demenziale con Jim Carrey e Jeff Daniels;

«Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I» (21 novembre). “La Ragazza di Fuoco”, diretto da Francis Lawrence è stato uno dei successi inaspettati del 2013. Il regista di «Constantine» e «Io sono leggenda» firmerà anche questi due ultimi film;

«Exodus» (12 dicembre): è il secondo kolossal biblico dell'anno. Sir Ridley Scott dirige l’ex Batman Christian Bale;

«Lo Hobbit - Racconto di un ritorno» (17 dicembre) Peter Jackson conclude la trilogia sorella del «Signore degli anelli»;

«Into the Woods» (24 dicembre) Rob Marshall («Chicago») torna al musical. Lo fa anche Meryl Streep («Mamma mia!») Produce la Disney.

Chiudiamo la rassegna col chiacchieratissimo «Nimphomaniac» di Lars Von Trier, sulla vita sessuale di una donna, Joe (Charlotte Gainsborg) dall'infanzia ai cinquant'anni. Dell'ultima fatica del cineasta danese non si sa né la data d'uscita, né se uscirà solo nella sola versione soft (due capitoli da 2 ore ciascuno) o anche esplicita (2 capitoli di rispettivamente 2 ore e mezza e tre ore).

Come detto prima, per tutto il 2014 non ci sarà che l'imbarazzo della scelta per chiunque voglia concedersi una visione che appaghi pancia, cuore e mente.

Pubblicato sulla testata Mediaterraneo News
[http://www.mediaterraneonews.it/index.php/cultura-e-spettacolo/da-non-perdere/2129-il-2014-al-cinema-tutti-i-film-piu-attesi]

domenica 20 ottobre 2013

Iron Man 3


Dopo la catastrofica invasione di New York da parte degli alieni Chitauri vista in The Avengers, Tony Stark non è più lo stesso. Soffre di insonnia e di attacchi di panico, e si dedica incessantemente al perfezionamento della sua 42esima armatura (la Mark 42), azionabile a distanza con l'ausilio di microripetitori sottopelle. Ed è sempre legato a Pepper Potts (Gwyneth Paltrow), che si occupa di gestire le aziende. Finché da un passato creduto dimenticato (il 1999 del prologo) torna Aldrich Killian (Guy Pearce) della AIM - Advanced Idea Mechanics, che ripropone alle Stark Industries di collaborare al progetto Extremis, messo a punto da una vecchia fiamma di Tony, Maya Hansen (Rebecca Hall). Agendo sul DNA e sul potenziale biolettrico, il siero dà a chi lo assume forza e velocità sovrumane, fattore rigenerante e persino la capacità di sputar fuoco come un lanciafiamme. Date le implicazioni di tipo militare (nelle quali un tempo dominavano, ora non più affar loro), l'offerta viene rifiutata. Ma esso ha anche degli effetti collaterali: è instabile e a rischio di rigetto per alcuni soggetti, e quando ciò avviene l'individuo esplode. Quando a saltare in aria è un ex soldato, causando una strage dinanzi al Grauman's Chinese Theatre e riducendo la guardia del corpo di Pepper - nonché suo amico - in coma, Tony minaccia pubblicamente di vendicarsi. Perderà (quasi) tutto, giungendo faccia a faccia col vero responsabile di questo e di altri attentati, un terrorista noto come il Mandarino (Ben Kingsley).
"I vecchi tempi...". E' un sospirante Tony Stark a richiamarli nell'incipit alla memoria sua e degli spettatori. Perché, a conti fatti, è l'intero film a rifarsi a dei "vecchi tempi" ben definiti. Si tratta di quelli di Arma letale 2 (1989), il cui soggetto venne scritto da Shane Black, qui regista e sceneggiatore. Ma chi è Black? E' colui che a 26 anni inventò la suddetta saga, completando lo script del primo film (1987) in un mese e mezzo soltanto: un golden boy degli sceneggiatori, che per quel primo impegno incassò ben 250mila dollari.
"Si comincia con qualcosa di puro, qualcosa di eccitante. Poi arrivano gli errori, i compromessi" dice sempre il protagonista. Infatti Iron Man 3 è un grandioso compromesso tra la famosa miniserie Extremis di Warren Ellis & Adi Granov e Arma letale 2. Il risultato è una travolgente action comedy che è più fedele a questa che non al fumetto originale, come dimostrano alcuni topoi macroscopici (l'ambientazione natalizia, la distruzione della casa, lo showdown at the docks, e così via). Ai fan duri e puri del fumetto molte rivisitazioni ("gli errori") potrebbero non garbare, ma non si può negare che il risultato finale sia - proprio in virtù di esse - "qualcosa di eccitante". Funzionano le tante battute e battibecchi, così come i riferimenti alla guerra al terrore e ai legami tra multinazionali e politica corrotta. Mettendo il protagonista ancor più a nudo, Black e il suo co-sceneggiatore Drew Pierce restano sul binario inaugurato dal primo film (2008), senza sacrificare la componente d'azione, anzi. Dei tre film è il più movimentato. La sequenza aerea in cui Iron Man deve salvare da solo l'equipaggio dell'Air Force One vale tutto il prezzo del biglietto. "Noi creiamo i nostri demoni", sconfiggerli è possibile raggiungendo la consapevolezza che la corazza - o meglio, tutta la tecnologia - è solo "un bozzolo": è chi la porta a essere eroe. Un eroe che "deve svegliarsi la mattina accanto a qualcuno che abbia ancora un'anima".
Con un incasso di oltre un miliardo e duecento milioni di dollari, è il quinto film ad aver incassato di più in assoluto nella storia del cinema. La cosiddetta Fase 2 dell'universo cinematografico Marvel non poteva aprirsi in maniera migliore. La fotografia è del due volte premio Oscar John Toll (Braveheart), le musiche di Brian Tyler. Gli ottimi effetti visivi non sono più a cura della ILM di George Lucas ma della Weta di Peter Jackson. Immancabile il cameo di Stan Lee, qui intento a votare al concorso di bellezza di Miss Chattanooga. Spumeggianti titoli di coda di Danny Yount in stile TV-show anni Settanta, chiusi da una divertente sequenza in cui il protagonista è alle prese con uno psicanalista d'eccezione.
PS Il presidente USA fa Ellis di cognome, come l'autore del fumetto.
PPS Il dottor Wu (Wang Xueqi), oltre che nel prologo e nel finale, appare in alcune scene supplementari nella versione estesa distribuita in Cina, paese co-produttore.
Potrà sembrare sorprendente che il film si apra con Blue (1999) degli Eiffel 65, ma dato che il testo fa:

Yo listen up here's a story

About a little guy that lives in a blue world 
And all day and all night and everything he sees 
Is just blue 
Like him inside and outside 
Blue his house with a blue little window 
And a blue Corvette 
And everything is blue for him 
And himself and everybody around 
Cause he ain't got nobody to listen 

allora non si può non constatare quanto calzino bene per Tony Stark, sempre solo e intento a smanettare al computer nei sotterranei della sua villa, isolato da tutto e tutti. Perché "blue", oltre a indicare un colore, significa anche "triste".

CRITICA: ***

VISIONE CONSIGLIATA: T


mercoledì 19 giugno 2013

David di Donatello 2013: trionfa «La migliore offerta», Mastandrea fa il bis

Anche quest’anno sono stati assegnati gli Oscar italiani del cinema, ovvero i David di Donatello, conferiti dall'omonimo ente dell'Accademia del Cinema Italiano. La serata è stata trasmessa in diretta su Rai Uno la serata di venerdì 14 giugno. A condurre, la coppia Lillo & Greg.

Come agli scorsi Ciak d’oro, ha trionfato «La migliore offerta» di Giuseppe Tornatore, che s’è aggiudicato sei statuette su 13 nomination, tra cui miglior film e miglior regista.

«Diaz», che aveva ottenuto altrettante nomination, torna a casa con quattro premi tecnici. Stesso discorso per «Reality» di Matteo Garrone, mentre «Viva la libertà» ottiene quelli per sceneggiatura e attore non protagonista. A bocca asciutta «Educazione siberiana», che non porta a casa nemmeno una statuetta, pur partendo con undici nomination. Resta a secco anche «Io e te» di Bernardo Bertolucci.

Mastandrea è riuscito nell’impresa di vincere il David per attore protagonista e quello per attore non protagonista, rispettivamente per «Gli equilibristi» e per «Viva la libertà».


Questi tutti i premi:

-          Miglior film: «La migliore offerta»

-          Migliore regista: Giuseppe Tornatore per il film «La migliore offerta»

-          Migliore regista esordiente: Leonardo Di Costanzo per il film «L’intervallo»

-          Migliore sceneggiatura: Roberto Andò e Angelo Pasquini per il film «Viva la libertà»

-          Migliore produttore: Domenico Procacci per il film «Diaz»

-          Migliore attrice protagonista: Margherita Buy per il film «Viaggio sola»

-          Migliore attore protagonista: Valerio Mastandrea per il film «Gli equilibristi»

-          Migliore attrice non protagonista: Maya Sansa per il film «Bella  addormentata»

-          Migliore attore non protagonista: Valerio Mastandrea per il film «Viva la libertà»

-          Migliore direttore della fotografia: Marco Onorato per il film «Reality»

-          Migliore musicista: Ennio Morricone per il film «La migliore offerta»

-          Migliore canzone originale: «Tutti i santi giorni» musica e testi di Simone Lenzi, Antonio Bardi, Giulio Pomponi; Valerio Griselli, Matteo Pastorelli e Daniele Catalucci interpretata da Virginiana Miller per il film «Tutti i santi giorni»

-          Migliore scenografo: Maurizio Sabatini e Raffaella Giovannetti per il film «La migliore offerta»

-          Migliore costumista: Maurizio Millenotti per il film «La migliore offerta»

-          Migliore truccatore: Dalia Colli per il film «Reality»

-          Migliore acconciatore: Daniela Tartari per il film «Reality»

-          Migliore montatore: Benni Atria per il film «Diaz»

-          Miglior fonico di presa diretta: Remo Ugolinelli e Alessandro Palmerini per il film «Diaz»

-          Migliori effetti speciali visivi: «Storyteller» – Mario Zanot per il film «Diaz»

-          Miglior film dell’unione europea: «Amour» di Michael Haneke (Teodora film e Spazio cinema)

-          Miglior film straniero: «Django Unchained» di Quentin Tarantino (Warner Bros. Pictures Italia)

-          David giovani: «La migliore offerta» di Giuseppe Tornatore

-          Miglior documentario di lungometraggio: “Anija – La nave” di Roland Sejko

-          Miglior cortometraggio: «L’esecuzione» di Enrico Iannaccone

mercoledì 12 giugno 2013

Locandine fasulle: Tutto tutto niente niente


Non necessita di grandi commenti e spiegazioni questa locandina rifatta con Berlusconi al posto di Antonio Albanese. Se il personaggio di Cetto La Qualunque è di evidente derivazione pidiellina (e che, come tale, avrebbe meglio figurato nel precedente Qualunquemente), qui di Silvi ne abbiamo addirittura tre. Sostituiscono, da sinistra verso destra: Frengo, Rodolfo e il suddetto Cetto. Il risultato non cambia, almeno per quel che riguarda la qualità delle promesse. Perché si promette proprio "tutto tutto", offrendo invece ai cittadini "niente niente" (di buono).